Roma torna alla legalità. Per questo il sequestro del canile Parrelli è così importante. Finisce il “mondo alla rovescia”. E chi si oppone, si oppone alla città

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c'e' chi non ci ama
Grazie al sequestro del canile Parrelli, operato dal Nirda il 9 ottobre u.s. e confermato dal Tribunale del Riesame il 14 novembre 2013,  il mondo alla rovescia cui abbiamo assistito negli ultimi 5 anni qui a Roma ha l’occasione di tornare alla normalità.
All’osceno canile Parrelli, costruito con materiale di risulta senza un albero o un giardino, gestito nell’oscurità e privo delle più elementari regole di benessere degli animali, nel mondo normale sarebbe tolta l’autorizzazione sanitaria concessa nel lontano 1970 dal Comune di Roma.
E, finalmente, in un mondo normale, sarebbe regolarizzata l’autorizzazione del canile comunale Ponte Marconi ex Cinodromo (autorizzazione ancora intestata alla fallita società delle corse dei levrieri), il rifugio comunale edificato nel centro di Roma, in quel Lungotevere Dante finalmente – grazie al Sindaco Marino e alla Polizia Municipale dell’XI e del XII Gruppo – bonificato da quella “varia umanità” che lo trasformava in una discarica ed in un centro di traffici illegali.
Autorizzazione facile da regolarizzare anche grazie ai contributi operativi offerti gratuitamente – e da tantissimo tempo – all’Amministrazione Comunale proprio da AVCPP, onesto e responsabile partner di sempre.
E, sempre in un mondo normale, sarebbe autorizzato l’unico parco canile di Roma, il rifugio comunale Vitinia ex Poverello, situato nel verde della Riserva Naturale del Litorale Romano e NON in area golenale come la “centrale del fango” del mondo alla rovescia ha per mesi mendacemente ripetuto.
Parco canile difeso da AVCPP a costo di una lunga occupazione, interamente ristrutturato a spese dei volontari, privo di prescrizioni come recenti controlli sanitari hanno testimoniato, tanto amato dai cani stessi e dai cittadini in visita.

In un mondo normale, Roma sarebbe orgogliosa di essere quella che è, la città dei canili aperti 6 giorni a settimana (se non addirittura 7, come sta accadendo da due mesi a Muratella) per 8 ore al giorno. La città delle 4 strutture comunali “trasparenti” dove le forze dell’ordine e le ASL effettuano – giustamente – controlli continui, nell’interesse in primis degli animali. Dove i cittadini entrano, guardano, fanno adozioni, ricevono servizi.

La città dove accogliere un animale è linguaggio comune, un fiore all’occhiello alimentato da una sinergia tra istituzioni (Comune di Roma e ASL) e soggetti privati (AVCPP e cittadini) che contribuiscono con le loro donazioni, con la loro generosità ad offrire il massimo del benessere.
La città che, da 20 anni a questa parte, rende i propri Sindaci (proprietari degli animali e delle strutture) orgogliosi: nessun provvedimento dell’autorità giudiziaria, nessuna criticità è MAI stata riscontrata nelle cure agli animali. Che sono al centro di tutto e di tutti, sempre e per sempre.
In un mondo normale, Roma tornerebbe ad essere una città dove i controlli vengono effettuati in TUTTE le strutture e non solo in alcune, ad esempio quelle comunali, e non in altre, chissà perchè.
In un mondo normale, nel nostro mondo normale, Roma non tollererebbe più “canifici” utili a chi vuole rottamare il proprio animale di famiglia non più amato o a chi vuole  “ripulire” pezzi di città, di paesi, di campagne – anche fuori Roma – gettando cani e gatti dentro l’unica struttura che non ha mai detto no agli ingressi di cani e gatti, l’unico canile che ha sempre avuto tutte le porte spalancate.
Porte spalancate MAI ai cittadini. SEMPRE agli animali.
Ma spalancate verso dove? Verso destinazioni ignote in nord Europa – come anni di racconti sembrano testimoniare – o verso una iniezione letale appena l’animale diventa difficile da gestire perchè cucciolo o malato o invecchiato, come decine e decine di cani mancanti all’appello fanno sospettare.
E a fronte di cosa? Donazioni di chi andava a “liberarsi” dell’animale non voluto, probabilmente, o compravendita di cavie per i laboratori, il grande sospetto di decenni di lotte.
Grazie al sequestro Parrelli, Roma – capitale dei diritti degli animali per decenni, prima città nel lontano 1994 ad aprire l’Ufficio Diritti degli Animali invidiato ed imitato da tante altre città italiane – saluta oggi il ritorno alla legalità. Quella legalità di cui, giustamente, parla il nostro Sindaco Ignazio Marino.
Roma, grazie al sequestro Parrelli, ha la possibilità di tornare ad essere una città normale, archiviando quel mondo alla rovescia che ci ha massacrati per 5 lunghi anni. Una città normale dove la gestione e l’accoglienza di un animale non viene più vista come un centro di costo insopportabile ma come un elemento di civiltà.
Una città in sintonia con i suoi cittadini, umani e non umani. Non più avulsa dal suo contesto.
Una famiglia romana su tre vive con un animale. Vive con un “cittadino non umano”.
Ed oggi sono queste famiglie ad esultare per una vittoria che, in un mondo normale, dovrebbe essere di tutti.
Ad esultare per il sequestro del canile Parrelli. E per il ritorno ad un mondo normale, archiviando l’era del “mondo alla rovescia” che rimarrà per tutti solo un lontano incubo.
Chi si oppone al ritorno ad un mondo normale, si oppone alla città.
Simona Novi
Presidente dell’Associazione Volontari Canile di Porta Portese, la onlus che gestisce i canili comunali di Roma dal 1997
poverello-005
2013-11-17T00:44:50+00:00 16 novembre 2013|1 Comment

One Comment

  1. Francesca 18 novembre 2013 at 1:23 pm - Reply

    Simona hai espresso perfettamente ciò che chi ama gli animali sentiva e desiderava da tempo. Grazie!

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